Laboratorio Pratiche a Voce Libera- UmbriainCanto
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Pratiche a Voce Libera

Pratiche a Voce Libera

 

La <<Pratiche a Voce Libera>> possono essere considerate Counseling Espressivo di Gruppo ad Uso Preponderante della Voce.

Oppure VoceCantoTerapia intendendo per Terapia cura della persona e non cura del sintomo.

 

Sono stati effettuati vari cicli di laboratori di <<Pratiche a Voce Libera>>:

  • dal 2012 al 2014 c/o Onnivora (Perugia) spazio teatrale curato da Carla Gariazzo;
  • dal 2014 al 2016 presso lo studio di terapia bioenergetica di Gaja Lupo e Romina Torrini;
  • nel 2016-2017 presso la sede di UmbriainCanto.

 

Nell’estate del 2016 le <<Pratiche a Voce Libera>> sono state utilizzate come parte dell’addestramento per lo stage teatrale estivo di attori neodiplomati curato da Federica Tatulli per l’allestimento delle Metamorfosi di Ovidio nell’ambito di Todi Festival.

 

Sono stato effettuati seminari sulle Pratiche a Voce Libera a:

  • Codroipo (Udine) nel 2011 presso centro Yoga in collaborazione con Claudia Graziutti psicologa Gestalt.
  • Rovigo nel 2011 organizzato da Voice Universitiy in collaborazione con Federica Baccaglini.
  • Udine nel 2012 presso la fiera del benessere organizzati da Rosa Rita Formica.
  • Gubbio nel 2016 e 2017 per il Festival Umbria in voce organizzato da Claudia Fofi.
  • Pratovecchio (Arezzo) nel 2017 (Aprile e Ottobre) presso Casamonti per il corso di formazione in Costellazioni Familiari diretto da Lucia Berrettari.

 

Nel pubblicizzare il laboratorio è stato utilizzato talvolta il titolo di Voce Canto Movimento. Ultimamente quello di Voce Olistica, nell’intento di richiamare l’attenzione sul contenuto del corso di formazione. In ogni caso si tratta sempre di <<Pratiche a Voce Libera>>.

 

 

Pratiche a Voce Libera – Counseling espressivo di gruppo ad uso preponderante della voce

 

Roberto Panzanelli – da Identità e Confini della Relazione d’Aiuto – Atti Congresso Siaf 2013

 

Introduzione

Pratiche a voce libera (PVL d’ora in poi) è il nome che da circa due anni utilizzo per i miei lavori di gruppo con la voce. In un depliant che ho distribuito a Perugia nel Settembre 2012 ho scritto:  “PVL: un lavoro sulla voce, sul canto che coinvolge l’artista e la persona, sé stessi e il gruppo. Il movimento spontaneo, il respiro profondo, la danza, la voce sono gli ingredienti essenziali. La creazione estemporanea, la relazione con l’Altro, la percezione dell’energia, sono i binari sui quali gli ingredienti vengono incanalati. Le PVL servono a sciogliere ed armonizzare i blocchi dell’energia, ad allargare l’orizzonte espressivo, ad aumentare il potenziale comunicativo, ad imparare ad esserci non solo quando si canta.”

Nel mio sito (www.umbriaincanto.it) specifico che le PVL possono essere considerate meditazioni vocali, intendendo per meditazione quell’esperienza in cui la partecipazione è dell’essere, in cui la mente si acquieta e va insieme all’azione. Specifico inoltre che le PVL rientrano nelle attività di Counseling.

La mia proposta di utilizzare la voce per la crescita personale nasce dopo 30 anni di attività musicale come sassofonista-cantante e dopo 15 anni di attività professionale didattica nel canto. Per molti anni ho anche portato avanti una ricerca sulla fisiologia della voce in collaborazione con il centro di Audio-Foniatria di Spoleto. Tale ricerca ha fatto maturare in me una visione personale della voce e del canto: la voce come profondamente radicata nel corpo, animata dal movimento e sostenuta da processi psico-energetici dei quali è possibile ed opportuno prendere coscienza. Il canto come esperienza profondamente personale, che non può essere insegnata, e che è resa possibile solo da una voce che funziona bene. Questi sono i concetti portanti del mio metodo di addestramento vocale, il Metodo del Vocal Fry, riportato in Lombardo (2011). La mia formazione in gestalt counseling, la concomitante partecipazione a numerosi corsi sulla voce di Rosa Medina, terapeuta gestaltica, il mio interesse sempre più spiccato nei confronti di tematiche psico-energetiche e spirituali, mi hanno spinto ad integrare la ricerca verso le dinamiche più vaste che animano la voce e che collegano la voce alla vita. Attualmente la mia proposta di PVL è indirizzata ad un pubblico misto, sia di studenti cantanti che di persone interessate al lavoro su di sé. Sento una vocazione a muovermi in un territorio non confinato e il desiderio di contribuire alla divulgazione di una filosofa di vita riqualificante l’arte e la persona.

 

La metodologia

Le PVL consistono in varie attività corporeo – espressive con la voce quasi sempre presente e utilizzata per lo più in chiave libera. Per voce libera intendo la voce libera dai vincoli delle melodie prestabilite (in alternativa canti improvvisati), del linguaggio (in alternativa puro suono, oppure lingue inventate), dei significati (si usano anche rumori, versi di animali). In minor misura fanno parte delle pratiche alcune esperienze sonore con voce vincolata: canti etnici corali (per lo più mantra); canzoni “popolari” solistiche; composizioni musicali estemporanee su testi personali. In questi casi la voce viene lasciata libera dai codici stilistici tipici del mondo del canto.

Elenco le principali attività corporeo espressive alle quali le pratiche fanno riferimento, insieme ad una breve descrizione:

  1. respirazione (il respiro consapevole, l’apnea aperta e chiusa, le valvole di regolazione, il diaframma, il respiro sonoro; la voce è senza intonazione)
  2. corpo-voce (parte simile alla bioenergetica ma con voce sempre presente che segue gli atti naturali fonatori: sbadiglio, risata, schiarimento, etc.; nella voce accenni di intonazione)
  3. massaggi vocali (a coppie con utilizzo dei suoni muti “mmm” ed “ng”; seguendo la linea delle vocali; sollecitando il vibrato; massaggi vocali a distanza; l’intonazione è a coppie)
  4. movimento-voce (gesti espressivi spontanei combinati col suono; l’intonazione è di gruppo)
  5. danza-voce (parte simile alla danzamovimentoterapia ma con voce sempre presente; combinazioni di ritmi e voci; l’intonazione è di gruppo)
  6. improvvisazioni melodiche (creazioni sonore individuali supportate dal basso continuo del gruppo; l’intonazioni è di gruppo)
  7. scrittura e interpretazione (scrittura analogica, irrazionale, su incipit; in ogni caso poi declamata e/o cantata; l’intonazione è individuale o di gruppo)
  8. canti strutturati (l’intonazioni è di gruppo o sull’ambiente: cd, strumenti)

Alle attività principali si aggiungono attività supplementari importanti ai fini della riuscita delle pratiche: verbalizzazioni, visualizzazioni, rilassamento, mimica, giochi di relazione.

La voce che accompagna la sequenza delle attività segue un crescendo relativo all’intonazione, come riportato sopra. Anche il modo in cui la voce viene utilizzata segue un crescendo:

  1. modo morbido
  2. modo forte
  3. modo vibrato
  4. ringhio

Questi modi formano la linea delle voci chiave, ossia l’insieme sonoro che porta all’espressione piena di sé.

Le direttive del conduttore sul come utilizzare la “voce libera” seguono il principio dell’analogia: voce morbida + gesto continuo + sguardo soft; voce proiettata + gesto discontinuo + sguardo direttivo. Il progressivo dispiegarsi della voce, sia per quanto riguarda l’intonazione, sia il modo di produzione, viene quindi in qualche modo guidato. La prima emissione vocale è sempre d’impatto ed è perciò accompagnata dall’atto fisiologico (si produce sbadigliando, l’attenzione mentale è sullo sbadiglio). La prima intonazione viene accompagnata dal massaggio o dal gesto espressivo (l’attenzione è sul contatto con l’altro, o sul gesto). L’improvvisazione melodica viene accompagnata dal basso continuo del gruppo (l’attenzione è sull’energia dell’insieme).

Il termine “pratica” deriva dal fatto che le esperienze sono proposte fin dall’inizio in chiave meditativa, ossia portando la mente nell’azione. Il respiro è reso subito consapevole, poiché i partecipanti vengono invitati a portare l’attenzione nella varie zone del corpo coinvolte nel respiro e nella progressiva espansione dello stesso. Il termine deriva da pratiche filosofiche, ossia pratiche di conoscenza per esperienza diretta. L’attenzione su cosa si sta facendo porta all’allineamento della mente sul corpo, si fa e non si pensa ad altro, e questo favorisce la consapevolezza. Il senso di forte partecipazione individuale viene poi amplificato dal gruppo ed il clima che si crea è quello delle meditazioni attive. Per avanzare nelle pratiche e mantenere il feeling meditativo si utilizza il principio dell’attenzione diramata. Il partecipante viene invitato a respirare in un certo modo e a fare delle visualizzazioni guidate in contemporanea (l’attenzione è già diramata), e così via verso le pratiche più complesse: si respira sentendo la presenza dell’altro, si improvvisano melodie sentendo le voci del gruppo, etc. In questo modo il partecipante viene stimolato ad una risposta alle vibrazioni sempre più estesa e ad una partecipazione sempre viva. Molte pratiche si realizzano mescolando più attività insieme, perciò l’elenco delle attività è un riferimento di massima. Oppure si realizzano innestando rilassamenti guidati, visualizzazioni in vari punti della sequenza. Accade anche che le pratiche vengano aggiustate con delle varianti intuite al momento e che la scaletta venga cambiata. Questo affinché si realizzi il clima meditativo auspicato. A prescindere da questa elasticità ho delle sequenze standard alle quali faccio riferimento, soprattutto all’inizio dei percorsi e per seminari unici.

La sequenza delle pratiche segue delle fasi. La nomenclatura di esse deriva dai fenomeni energetici e dalle dimensioni (razionale/irrazionale) coinvolte:

  1. centratura (senso di sé e tranquillità / pratiche di respirazione, rilassamento, visualizzazioni)
  2. radicamento (il senso è calato nel corpo / pratiche corpo-voce)
  3. immersione (esprimersi nell’irrazionale / pratiche di movimento-voce, danza-voce, improvvisazioni vocali)
  4. emersione (ritorno al razionale con elementi di irrazionale / scrittura,  interpretazione, canto)

Anche nella danzamovimentoterapia si parla di fasi, che dovrebbero essere sempre rispettate per la costruzione di un’unità funzionale (Naccari, 2012).

In conclusione, nelle PVL le attività principali vengono innestate da attività supplementari. Queste rappresentano la sesta marcia tramite la quale le attività funzionano al meglio e possono essere chiamate effettivamente “pratiche”. Le pratiche sono organizzate in moto tale da individuare delle fasi. La realizzazione di un incontro di PVL, che dura in genere due ore,  tiene conto di tutto questo. La realizzazione di un percorso di PVL tiene conto del fatto che ogni incontro deve anche essere unico.

 

Obiettivi

La modalità con cui propongo le PVL è duplice. All’inizio dei percorsi e per i seminari propongo delle sequenze standard come già detto, che sono semplici e lineari, il cui scopo è far assaporare gli effetti della voce libera e della meditazione attiva. La voce forte ed il ringhio vengono solo “sfiorati” affinché le pratiche siano accessibili a tutti. Le reazioni dei partecipanti sono diverse: alcuni rimangono interdetti; altri ne restano affascinati ed incuriositi. Questi seconda tipologia è poi propensa a partecipare ai percorsi di PVL della durata di tre o quattro mesi. I percorsi prevedono un incontro settimanale e vengono strutturati secondo sequenze idonee ad espandere il potenziale espressivo – comunicativo dei partecipanti. L’obiettivo dei percorsi di PVL diventa d’intervento sulla persona, obiettivo specifico del counseling. Vengono vagliate le specifiche caratteristiche individuali e viene concordato singolarmente un obiettivo. Sotto riporto alcuni esempi tratti dalle dichiarazioni dei partecipanti al percorso di PVL svoltosi a Perugia in un laboratorio teatrale da Settembre a Dicembre 2012.

XX: “Voglio tirare fuori la voce, ogni volta che provo a cantare o utilizzare la voce forte ho problemi di muco.”

YY: “Voglio rafforzare la mia voce di petto. Quando faccio la lettura dei brani, perché io faccio la lettrice, mi dicono che ho la voce nasale.”

ZZ: “Ho problemi con i polmoni, ho avuto molte operazioni, sento che lavorare con la voce mi fa bene, non è facile tirarla fuori.”

KK (professionista della voce): “Sento il bisogno di avere uno spazio per me. Per il resto della settimana lavoro con la voce, ma mi toglie energie.”

HH (cantante con esperienze di lavori di gruppo ma non con la voce): “Sento il bisogno di fare un percorso profondo con la voce in un contesto di gruppo.”

La richiesta comune, perciò, è quella di sentirsi nel profondo e di riportare al mondo il proprio sentire. Tutto questo rientra nell’assertività.  Asserire, ossia riferire agli altri ciò che si sente dentro, senza vergogna e senza ingaggiare lotte. E’ un concetto che, a mio avviso, si può diramare. Per assertività potremmo intendere responsabilizzazione attiva: essere attivi con la parola, sentendo quello che si dice, divenendo continuamente creatori responsabili dell’effetto che si produce. Ma è possibile collegare a sua volta la responsabilizzazione con stima e vitalità. Come si fa ad essere responsabili se non ci si stima e se non si sente la forza vitale che scorre dentro ed attorno a noi? Se non ci si sente nel flusso della vita?  I tre “valori”, perciò, sono profondamente collegati.

Nelle PVL la difficoltà che il partecipante percepisce all’inizio di un percorso è quella dell’agganciare la parte che sente e di mantenere la connessione mentre ci si esprime nel gruppo. La pratiche chiave che sbloccano l’espressione sono quelle del gesto spontaneo. Al gesto spontaneo, ma espressivo, viene poi agganciato il suono. La scoperta eclatante è legata al contatto con la propria dimensione irrazionale, poiché il gesto è vistosamente irrazionale. Quindi, la novità da assimilare, da fare propria anche sul piano dei valori, è quella della scoperta di ciò che ha senso, pur non avendo significato. L’affermazione che io consegno ai partecipanti all’inizio di un percorso di PVL è: “tutto ciò che senti e che vuoi esprimere va bene! L’importante è solo essere presenti a se stessi mentre lo si esprime.” Questo concetto è davvero disarmante per chi non ha esperienza di lavoro su di sé. Non è possibile credere che tutto quello che si sente va bene! Ma è un concetto che si comprende facendo un’esperienza lunga di pratiche. Esperienza che mette il partecipante di fronte all’infinito e all’ignoto, di fronte alla scelta, di fronte alla libertà di esistere, di fronte alla responsabilità di creare.

Quindi, con assertività si recuperano sensi molto vasti, che portano al di là della sfera puramente espressiva e che ci riportano agli obiettivi generali del counseling e al senso universale delle PVL.

 

Effetti del suono libero

A prescindere dagli obiettivi del counseling, le PVL sono esperienze intense di immersione nel suono e nell’energia. La voce libera, il canto improvvisato e l’approccio meditativo favoriscono l’innescarsi di fenomeni energetici in parte ipotizzabili ed analizzabili. E’ interessante cercare di collegare questioni legate puramente al suono e alla musica con gli effetti energetici sulla persona.

Sull’intonazione naturale

Il canto utilizzato nelle PVL è sempre libero da strumenti, sia che si tratti di improvvisazioni sia di melodie precostituite. Ha però quasi sempre il supporto delle altre voci, che intonano spesso un basso continuo. Quando si intonano melodie sopra ad altre voci vengono percepiti gli armonici naturali ed è inevitabile che lo sviluppo di melodie si realizzi su di essi. Questo perchè l’unico possibile riferimento insito in noi è quello degli armonici naturali. La musica occidentale per motivi storico-culturali si è sviluppata sulle scale temperate, che non seguono gli armonici naturali.  Perciò le PVL sono un’occasione per ritornare agli armonici naturali, sui quali era strutturata la musica fino al 1600. A prescindere dal canto armonico s.s., che è una tecnica particolare di canto solistico a due suoni prodotti simultaneamente dalla stessa persona, cantare sugli armonici ha effetti benefici (Goldman, 1998).

Riguardo l’intonazione c’è da dire che nel contesto delle pratiche viene vissuta come sovrapposizione delle proprie vibrazione a quelle dell’altro. La modalità di sovrapporre le proprie vibrazioni all’altro risveglia l’intonazione in generale e fa capire quale sia la reale difficoltà dei cosiddetti stonati (relazionale e non musicale). Interessante anche l’etimo: essere in-tono. Essere tonici è come essere funzionali, mobili, fluidi, disponibili. Tutto questo è effettivamente alla base della capacità di entrare in relazione vibrazionale.

Sulla legge dell’ottava

Eseguire in gruppo senza vincoli strumentali scale musicali fa sentire bene la ripetizione dell’ottava. Dopo otto note messe in scala pur essendo in un altro settore della voce stiamo ripetendo la nota di partenza. Questo fenomeno, semplice, banale (per i musicisti, perché scontato) ma misterioso, è espresso dalla legge matematica del raddoppio numerico delle frequenza fondamentale. Se la prima nota è 100Hz, dopo otto note messe in sequenza stiamo riproducendo la stessa nota ma a 200Hz. Ma il motivo per cui tra i due valori il nostro sistema percettivo ne individui soltanto altri sei è un dato non comprensibile. E’ dato di fatto. Nel momento in cui l’ottava è “afferrata” i registri della voce si compattano, è come se la voce acquistasse unità e potenza. L’effetto energetico che passa alla persona grazie alle pratiche sulle scale per ottave è proprio questo: unità e potenza. Il collegamento tra ottava ed unità è bene indagato in Berendt (1999): “Octavus sanctos omnes docet esse beatos” riporta l’autore nel suo libro, citando il motto inciso nell’abbazia di Cluny.

Sull’accordatura libera

Quando la voce non è utilizzata sopra a strumenti o basi l’accordatura non è più quella standard del La a 440Hz. Registrazioni confermano un sensibile spostamento. Il valore dei 440Hz è considerato da molti come accordatura forzata, non naturale, da alcuni definita accordatura nazista. Il valore naturale dell’accordatura sarebbe quello dei 432Hz, usato in occidente fino alla fine dell’ottocento, consono con le proporzioni della sezione aurea (Tuis, 2010). Quando la voce è libera dall’accordatura rigida gli effetti sulla persona sono percepibili. Coloro che apprezzano riportano: pienezza, armonia, fusione, espansione. Se tali effetti siano dovuti allo spostamento dall’accordatura 440Hz e all’avvicinamento a 432Hz, o ad altri fenomeni, o alla libertà in sé, ciò non è dato sapere. Occorrerebbero registrazioni, verifiche e studi al riguardo. Riporto il tema dell’accordatura perché è sentito da molti musicisti dell’ultima generazione.

Sul ritmo

Nelle PVL il canto è libero dai vincoli strumentali ma non dal ritmo. Esso è sempre sostenuto dal solista e dal gruppo. Il ritmo è un tema davvero importante. Nelle mia esperienza didattica non ho mai conosciuto una persona veramente stonata, neanche nel caso si fosse messa a cantare per scherzo, proclamando la sua conclamata stonatura (conclamata da altri, in genere familiari). Mentre invece ho lavorato con moltissime persone aventi difficoltà ritmiche, anche tra musicisti e cantanti in attività, cercando soluzioni per migliorare il loro senso ritmico.

Il ritmo è legge in sé. E’ legge per eccellenza. La musica ha senso se ha ritmo. Il ritmo cambia lo stato di coscienza, soprattutto se si mantiene stabile su certi valori (Gore, 1999). Il canto, la melodia acquista senso perchè ha un ritmo. “In alcune regioni dell’Africa subsahariana la musica priva di un ritmo continuo ed equilibrato, che quindi non si può ballare, non è affatto considerata musica, ma una forma di lamento” (Ball, 2011). “La vera gioia che si ha ascoltando musica è dovuta all’innato apprezzamento del ritmo, essendo il ritmo una manifestazione cosmica principale ed essenziale” (Gruppo Kevala, 2011). L’effetto del ritmo sulla persona è vasto. Senso di radicamento, presenza, collegamento con gli altri. Sono effetti che meriterebbero di esser indagati. In realtà è possibile distinguere nel ritmo la pulsazione di base dagli incastri ritmici sovrapposti. Melodie particolarmente espressive, che debbono essere considerate alla stregua di incastri ritmici sovrapposti, spesso adottano una divisione 1/3 mentre la pulsazione di base divide 1/4. Dividere 1/3 porta ad un numero periodico, ossia all’infinito. Interpretare le due divisioni in simultanea significa catturare lo swing, il groove, come dicono i musicisti; ciò implica il coinvolgimento di varie parti del corpo e di varie sfere esistenziali. Essere in pieno nella musica, perciò, significa lasciarsi andare verso l’infinito, ossia perdere un po’ la testa.

Sulla quadratura

Nelle improvvisazioni melodiche si scopre come la melodia acquisti senso (ossia enuncia, si apre e poi si riposa) soltanto se si sviluppa per otto misure, oppure per i sui multipli (16 o 32) o sottomultipli (4 o 2). Il cuore della questione è il numero otto. La capacità di un cantante di cogliere il senso orizzontale di una melodia si chiama quadratura. Questa capacità non equivale prettamente al senso ritmico, anche se ne è collegata. Potremmo dire che ne è la sintesi, oppure che ne è una specializzazione. Il termine “quadratura” è preso ancora dal gergo dei musicisti. Se si osserva uno spartito musicale si capisce come il termine nasca dalle battute dello spartito che sono graficamente quadrate e che individuano nuclei musicali di quattro. Nelle PVL si scopre sperimentalmente come il riferimento naturale orizzontale sia otto. Concentrandosi sull’otto è possibile mettere a punto la propria quadratura. La quadratura del cerchio corrisponde alla possibilità da parte dell’uomo di cogliere l’infinito nel momento in cui si distende con tutto sé stesso, si apre e si espone. Nel momento in cui egli si esprime senza scissioni mentali, potremmo dire, poiché se l’uomo si distende con tutto se stesso, ossia si lascia coinvolgere in pieno, non può pensare. Questa prerogativa dell’uomo, capacità, possibilità e scelta, è ben rappresentata da Leonardo nell’uomo di Vitruvio. La quadratura del cerchio, quindi, davvero non è un fenomeno prettamente musicale, ma di apertura e di percezione di energie cosmiche e di centratura. Sulla questione quadratura delle melodie insiste molto l’Expression Primitive, dalla quale ho ripreso alcuni esercizi, che struttura parte del rituale sui ritmi binari e sull’improvvisazione di melodie in nuclei di otto battute, poi mano a mano dimezzate (in merito all’Expression Primitive vedi Bellia, 2001). L’effetto della realizzazione della quadratura sulla persona che esegue melodie improvvisate è di forte presenza ed espansione.

In conclusione, la voce utilizzata nelle PVL non è affatto libera. E’ una voce che recupera i vincoli naturali delle leggi cosmiche. La sperimentazione dei vincoli naturali induce nella persona notevoli effetti. Chi apprezza concorda su: ricarica energetica, scioltezza, armonia, benessere, pienezza. Con le PVL si scopre in realtà una voce profondamente radicata nel senso, che è quello individuale e nello stesso tempo cosmico.

 

Strumenti del Counseling

Sono in primo luogo quelli del counseling relazionale: ascolto, accoglienza, relazione a cuore aperto senza ruoli prestabiliti.

Ma vorrei parlare di altri strumenti che io colloco a cavallo tra gli effetti del suono libero e la pratica del counseling relazionale. Ci sono delle mappe, di cui abbiamo in parte già detto, alle quali faccio riferimento.

La linea delle voci chiave

La mia esperienza di didatta e ricercatore della voce mi ha messo in evidenza che una voce funziona bene solo se contiene tante altre voci. In altri termini, si può dire che la scoperta della propria vera voce passa per la pratica delle altre voci che possediamo dentro. Queste sono le voci chiave, appunto. Nella didattica del canto vengono chiamate i registri. Tra le voci chiave vi è il ringhio, che è una voce molto potente ed animalesca la cui difficoltà di produzione è sia fisica che psichica. E’ opportuno arrivarci gradualmente, al ringhio, tramite la pratica delle altri voci elencate nella linea. Per qualche partecipante è utile e/o necessaria la pratica di altre voci non presenti nella linea, ma famose nella didattica del canto. Tra queste la voce a laringe bassa (agganciata all’atto fisiologico dello sbadiglio) e la voce penetrante nasale, detta anche la voce della strega.

La pratica del ringhio è molto edificante. Il ringhio mette in luce pregiudizi, blocchi, fa affiorare energie assopite. Con la pratica del ringhio ci si appropria della propria potenza. Con il ringhio si scopre che tutti i suoni vanno bene, che tutto quello che sentiamo può essere espresso. Il concetto che ogni suono va bene è sottolineato da molti terapeuti della voce, tra cui Schede (2010), ma non è accolto da una parte della medicina foniatrica, che considera alcuni suoni (tra cui il ringhio) dannosi a priori. In realtà il ringhio è un atto vocale squisitamente fisiologico, mette in moto la laringe, ne lubrifica i meccanismi biomeccanici, come dimostrano studi recenti. Il ringhio è collegato con la cosiddetta radice della voce (il vocal fry) la stimola e la rafforza (Panzanelli et al., 2009). Il ringhio attiva la componente vibrazionale solida del sistema laringe-trachea che produce frequenze sopra a 5.000Hz come effetto della vibrazione delle cartilagini (Panzanelli et al., 2011). Sull’importanza della voce animalesca voglio citare il libro  “l’urlo primordiale” di Janov (1992), il cui alone carismatico ha avuto molta presa sia in ambito terapeutico che artistico.

Nella pratica delle varie voci potremmo paragonare le PVL al Voice Dialogue, il cui utilizzo nell’ambito del counseling è descritto in Sgalambro (2010a). Similmente al Voice Dialogue nelle PVL c’è la volontà del dar voce alle parti a cui non abbiamo dato voce. Ma, a differenza del Voice Dialogue, nelle PVL non è previsto l’interscambio tra di loro, è sufficiente l’espressività portata a compimento. Le PVL possono essere considerate un “voice kaleidoscope” con al centro la voce vera e attorno le altre. La sintesi, che coincide con la scoperta delle voce vera, viene operata sul piano della coscienza. Su questo piano possiamo rispondere alla domanda: a quali parti di noi non diamo il permesso di esprimerci? E perchè non gli diamo il permesso? Tema caldo del counseling relazionale.

L’analogia espressiva a tutto tondo

Il modo in cui si utilizza la voce è lo stesso con il quale ci si muove, lo stesso con il quale si cammina, si danza, si scrive, etc. E’ un concetto chiave che mi guida nello strutturare i percorsi di pratiche. A proposito delle voci chiave, già abbiamo accennato a come ogni modo viene trattato sempre per analogia. Il modo morbido va insieme al gesto continuo, che è morbido esso stesso, va insieme al massaggio che è esso stesso, in primo luogo, morbidezza. Il modo forte, va insieme al gesto netto, allo sguardo direttivo. Il ringhio va insieme al ritmo tribale e ai giochi di animali. Sull’improvvisazione (di melodie, di ritmi, di gesti), che è al centro di molte pratiche, si può dire molto in chiave analogica. Improvvisare, gettarsi nell’ignoto dello spazio, significa gettarsi nell’ignoto di sé stessi. L’improvvisazione sblocca la mente e attiva risorse inaspettate. La difficoltà è nel creare l’ignoto (ossia il vuoto) e sostenerlo mentre si interagisce col gruppo. Non è una difficoltà da poco. Ma il gruppo, l’atmosfera, il senso della vita che si muove, lo rendono possibile.

Potremmo assimilare la legge dell’analogia a tutto tondo alla legge base dalla gestalt (l’insieme è più della somma delle parti) per sottolineare il fatto che prima della musica e di ogni forma espressiva c’è sempre l’uomo, quale essere complesso (in interazione dentro e fuori di sé) e unico. L’analogia dell’espressività a tutto tondo ci porta ad un insieme espressivo unico. L’esperienza dell’insieme ci fa scoprire ancora dell’altro, da ammirare, da contemplare. Arriviamo così ad un senso vitale universale delle pratiche di cui parleremo.

Sperimentare la voce e l’espressività a largo raggio è come sperimentarsi. Si vive con realismo. Si assapora fusione con il mondo e, nella fusione, si gode della libertà di movimento. Libertà che è infinita, come sono infinite le scelte che individualmente si possono fare, pur essendo vincolate alle leggi cosmiche.

 

Risultati

In merito ai percorsi di PVL debbo constatare che vengono dichiarati dai partecipanti, e verificati da me, miglioramenti sul piano della libertà espressiva e del saper contattare se stessi stando in gruppo (presenza). L’obiettivo dell’assertività sembra in parte raggiunto. Abbiamo detto di come l’assertività si apra ad altre tematiche più vaste. In effetti gli stessi partecipanti riferiscono che l’esperienza prolungata di PVL viene vissuta come formativa su un piano profondo. Questo spinge taluni ad avanzare nel percorso e ad approfondire tematiche specifiche nel counseling relazionale. Sulla crescita vocale i miglioramenti in genere richiedono più tempo rispetto ai tre mesi. La crescita vocale richiede lavoro continuo giornaliero che viene affrontato solo da qualcuno. La specifica vocalità dei partecipanti è per me un aggancio al counseling individuale. Quando emergono problemi specifici, quando la voce mostra questioni particolari che io mi sento di trattare specificamente, invito le persone ad incontri individuali. Questi sono l’occasione per spingersi in questioni più personali, più vitali e per lavorare sul piano del dialogo e dell’ascolto intimo. Quando il counseling è individuale è possibile entrare nelle questioni già accennate dell’autostima e della vitalità ed è più probabile che le persone affrontino un lavoro quotidiano sulla propria voce.

 

Il senso delle pratiche

“Il senso ha come referente una nozione metafisico-religiosa dell’uomo e della sua relazione allo spazio e al tempo, alla storia e all’essere” (Naccari, 2010). Quale è, dunque, il senso universale delle pratiche? A quale sfera delle attività umane universali appartiene? Il senso può essere visto anche come punto d’incontro tra scopo e natura. Uno scopo implicito molto grande, che a grandi linee è chiarissimo (cambiamento, evoluzione), ma che nei dettagli non è svelabile poiché individuale, misterioso. Una natura altrettanto grande, che non può essere vista, ma che può essere intuita soltanto se l’approccio è davvero olistico. Dalle pratiche emergono tre sensi universali. Il primo è il senso meditativo, il secondo è quello espressivo. Il terzo è quello tantrico. Dei primi due abbiamo già detto. Voglio qui aggiungere qualcosa sul senso tantrico, perchè, a mio avviso esso è spesso comunemente distorto. Tantra come insieme di esperienze e di pratiche volte all’espansione dell’ordinario stato di coscienza (Marini, 2010). Il senso tantrico si coglie nelle pratiche che liberano dai blocchi e li trasformano in coscienza. Il punto chiave per cui l’energia si libera è l’accettazione del collegamento universale tra tutti gli esseri. Il Tantra, quindi, come amore senza tornaconto nei confronti di tutti e di tutto. Si scopre che è bello l’atto in sé, di offrire e ricevere. Il Tantra è insito nel canto stesso e anche nella voce. La voce non funziona se non la diamo come atto amorevole, come massaggio sonoro, come suono morbido che va scaldare il cuore. Saper dare amore senza tornaconto, bypassando la sfera sessuale, è un traguardo della coscienza che si riflette proprio sulla sfera sessuale personale. Non sarà più possibile a quel punto esprimersi sessualmente senza sentire l’amore, sarà autoviolenza. Questo è un messaggio ed un valore in cui credo molto e di cui le PVL vogliono farsi portatrici. “L’amore non è materia. È energia. È la sensazione che si prova in una stanza, in una situazione, con una persona. Il denaro non può comprarlo. Il sesso non lo garantisce. Non ha nulla a che vedere con il mondo fisico, ma ciononostante può essere espresso concretamente. Lo sperimentiamo attraverso la gentilezza, il dare, la pietà, la compassione, la pace, la gioia, l’accettazione, l’assenza di giudizio, l’unione e l’intimità” (M. Williamson, 2011). Questa dichiarazione sintetizza bene il senso nobile delle pratiche, che è anche obiettivo ultimo.

L’obiettivo deontologico principale a lungo termine delle PVL, in conclusione, è la crescita personale, migliorare la qualità della propria vita. Tutto questo passa per la scoperta della libertà in quanto scelta e in quanto responsabilizzazione. Passa per la scoperta delle leggi cosmiche che uniscono le vari parti di noi e noi al tutto. Passa anche per l’accettazione delle difficoltà della vita. Il senso-obiettivo ultimo, in estrema sintesi, è far scoprire e/o confermare al partecipante che la vita è un cammino e che il cammino-della-vita si svolge non solo sui piani materiali, ma anche su quelli dei valori della relazione. E’ un senso-obiettivo che fonde i tre sensi universali già citati. Che sono in realtà profondamente agganciati, anche in un percorso di counseling dove l’obbiettivo dichiarato dai partecipanti è quello del potersi concretamente esprimere. Perché se si vuole esprimere davvero sé stessi senza finzioni è necessario entrare in un clima meditativo, altrimenti la mente blocca ogni processo. E se si esprime sé stessi nel collegamento col gruppo l’espressività diviene espansione della coscienza.

E’ importante ribadire quale sia il senso-obiettivo ultimo delle PVL, sia per i partecipanti alle pratiche, per far capire loro di cosa si tratta realmente, sia per calare le pratiche nel contesto formativo sociale ad esse consono, che è quello specifico del counseling (sul counselor quale professione emergente animata da un intento alto scrive Sgalambro 2010b). Quando l’espressività viene vista a tutto tondo, radicata nel corpo ed innalzata sul piano dei valori e della coscienza, quando si utilizza la voce, che è punto di contatto tra corpo e mente, è inevitabile l’approdo alla dimensione spirituale.

 

Bibliografia

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Berendt J.E., Il terzo orecchio, Edizioni Red, Como,  1999

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Gore B., L’energia delle posture, manuale d’accesso all’Altra Realtà, Amrita, Torino 1999

Gruppo Kevala, Autoconoscenza, Psicoenergetica armonicale, Parmenides, Roma, 2011

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Lombardo D., La Voce Parlata e Cantata, Cobert, 2011

Marini O., Il Counseling Relazionale di gruppo secondo il Tantra e le Arti, in Il superfluo e la sostanza, I.G.F., Firenze, 2010

Naccari A.G.A., Pedagogia dei cicli di vita in età adulta, Anicia, Roma 2010

Naccari A.G.A., La mediazione corporea per un’educazione olistica, Guerini, Milano 2012

Panzanelli R., Mazzocchi R., Brizi S., Analisi e classificazione del Vocal Fry, utilizzo nella logopedia e nella didattica, in La voce del cantante vol. 5, Omega, Torino 2009

Panzanelli R., Mazzocchi R., Brozzi G., 0-22.000Hz: formanti e spettrogrammi della voce, in La voce del cantante vol. 6, Omega, Torino 2011

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Sgalambro V., Postille di Pedagogia Olistica, I.B.A., Firenze, 2010

Tuis R. T., 432 Hertz: la rivoluzione musicale, l’accordatura aurea per intonare la musica alla biologia, Nexus, Padova, 2010

Williamson M., Ritorno all’amore, My Life, Rimini, 2011

 

(da Identità e Confini della Relazione d’Aiuto – Atti Congresso Siaf 2013)