E' un metodo di canto particolarmente indicato agli appassionati del Blues, del Soul e del Jazz.. Enfatizza la voce di petto. Si basa sulle leggi fisiologiche e acustuiche della voce. E' stato messo a punto da Roberto Panzanelli in collaborazione con i Centro di Audio - Foniatria di Spoleto.
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Abbiamo scelto questo nome perché il meccanismo del Fry sottolinea il requisito fondamentale di una buona voce: che è quello di sfruttare le leggi dell’acustica, riducendo al minimo lo sforzo, tenendo a freno i condizionamenti mentali e le sovraimposizioni artificiose. Affinché la voce possa liberare il suo potenziale bioenergetico, naturale conseguenza del rafforzo degli armonici messo in atto dal meccanismo del Fry. Il Fry, non è un caso, è al centro di molte produzioni vocali “meditative”. Ad un livello basilare il Metodo del Vocal Fry porta ad una voce di petto bilanciata, incredibilmente morbida (se si considera che si utilizzano suoni apparentemente “duri”) e naturale. Si è rivelato molto utile nella riduzione o eliminazione di nasalità. Si è rivelato efficace nel controllo e risoluzione di casi patologici, previa l’opportuna visita foniatrica e rieducazione logopedia.
Ad un livello avanzato, e perciò per quanto riguarda la tecnica propriamente di canto, il metodo si è rivelato utile per la messa a punto di una voce di petto “sul fiato” efficace per affrontare la zona mista (grazie al mix gemito + lx bassa), per l’emersione di un vibrato naturale (non sovrimposto) e per lo sviluppo della tecnica di abbellimento.
Esercizi
Il metodo utilizza esercizi di respirazione, esercizi bioenergetici, ed esercizi vocalici. Gli esercizi di respirazione sono indirizzati alla consapevolezza di un respiro addominale-toracico, del movimento del diaframma e dell’aggancio tra quest’ultimo e i punti leva base bocca-laringe. Gli esercizi bioenergetici prevedono un lavoro sul corpo, sul movimento e sulla relazione. Gli esercizi vocalici provengono in parte dalla logopedia, in parte dalla tecnica di canto tradizionale, in parte sono esclusivi.
Tra gli esercizi comuni ad altre tecniche vengono ritenuti di importanza basilare:
Tra gli esercizi esclusivi vengono considerati di notevole importanza gli agevolatori del Fry: gemito / tosse sonora / attacco epiglottale / harsh voice / ringhio
Il fry viene poi utilizzato per altri esercizi:
produzione del fry a lx alta / vocalizzazioni del fry / attacchi sul fry / doppi suoni (voce + fry)
Il Vocal Fry (più semplicemente Fry) è quella voce grave, scoppiettante metallica la cui pratica è molto diffusa nei bambini. La traduzione letterale è Frittura Vocale. I sinonimi sono numerosi: Radice della Voce, Voce basale, Strowbass, etc. Negli ultimi anni è stata messa in evidenza da più parti l’importanza del Fry sia ai fini fisiologici che didattici. Dal punto di vista fisiologico la presenza del Fry è indicativa di uno stato di benessere vocale, mentre la sua assenza è indicativa di un qualche cosa che non va. Questo è confermato dal fatto che ogni voce in presenza di una patologia vocale ha grandi difficoltà a prendere il Fry, mentre con la guarigione esso riemerge. La spiegazione di questo fenomeno può essere dedotta in primo luogo dalla capacità che ha la mucosa vocale, quando è fresca e regolare, di bloccare completamente l’aria e di creare un suono scoppiettante, capacità che è compromessa nel momento in cui la mucosa perde in “freschezza”, o mostra delle patologie (noduli ad es.). Tuttavia la presenza del Fry è indicativa anche di un funzionamento ottimale della laringe, dove la tonicità muscolare lega con grande equilibrio percettivo. Le voci che hanno un “buon” Fry, infatti, hanno sempre la capacità di emettere una serie di suoni glottali-gutturali in cui c’è un bilanciamento muscolare ottimale e una qualità percettiva avanzata. La stesse capacità che portano ad una proiezione “fluida” della voce. Per questo il Vocal Fry può essere considerato il punto chiave (strumento, obiettivo, riferimento, a seconda del livello di addestramento) per aumentare le capacità tecniche della voce senza compromettere la sua naturalezza e fisiologicità.
Cosa significa avere un “buon” Fry? Quello che all’orecchio risulta essere un buon Fry corrisponde ad un segnale registrato al computer fatto solo da input intercalati a spazi vuoti. E’ proprio la distribuzione degli input a dare la frequenza: più essi sono rarefatti e più la frequenza è grave. Tuttavia, soltanto in alcuni casi il Fry corrisponde ad un segnale semplice fatto unicamente da input. Nella maggior parte delle voci il Fry corrisponde ad un segnale complesso, in cui gli input si sovrappongono ad altri tipi di segnale. A seconda delle combinazioni tra componenti del segnale e a seconda delle caratteristiche degli input si possono distinguere vari tipi di Fry.
Il metodo analitico al computer ha messo in evidenza vari tipi di Fry come suono isolato. A seconda delle combinazioni tra componenti del segnale e a seconda delle caratteristiche degli input si possono distinguere vari tipi di Fry:
A questi si aggiungono altri due tipi di Fry appartenenti a voci particolarmente addestrate o naturalmente gravi:
4 – Fry compresso + voce (Voce dei Monaci): segnale misto in cui tende a prevalere la “voce” input + segnale continuo, con input molto pronunciati ed intonati.
5 – Voce + Fry (Voce da Basso) : segnale misto input + segnale continuo in cui prevale la voce ed in cui si riconoscono più ordini di input.
FRY |
VOCI SPECIALI |
Voce da Basso |
Voce dei Monaci |
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FRY COMUNE |
Fry s.s. |
|
Fry + voce |
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Fry no-Fry |
ESEMPI
Per avere accesso ad esperienze "totalizzanti" con la voce sono necessari alcuni accorgimenti piccoli ma che combinati insieme hanno un potente effetto scatenante:
NEL CORPO = attenzione al respiro, allo sguardo e il movimento
NELLA MENTE = consapevolezza delle intenzioni, volontà di abbandonarsi all’ignoto (l’improvvisazione!)
TRA IL CORPO E LA MENTE = La Voce!
NEL SETTING: la volontà di esprimersi insieme agli altri e di comunicare.
La voce è al centro di questi accorgimenti ed è il cuore stesso della pratica. La voce è ciò che uniforma il tutto. E’ intenzione stessa che attinge all’interno e poi si manifesta, che uniforma il dentro e il fuori, che unisce il gesto, il respiro e lo sguardo. Che unisce il corpo e la mente. L’io e il noi. Ovviamente la miscela degli ingredienti ed il modo in cui utilizzare la voce vengono guidati da un conduttore. Ci sono varie fasi che contraddistinguono la pratica. All’inizio c’è il contatto con sé. Poi la scoperta dell’ambiente, ed infine il contatto con l’altro. E qui comincia il viaggio. L’esperienza del viaggio è univoca e totalizzante, gli effetti si susseguono a catena.
Dalle antiche pratiche sciamaniche alle moderne tecniche di psicoterapia
Questo modo di utilizzare la voce, che potremmo definire della voce totalizzante, fa parte di pratiche tribali antichissime, utilizzate dall’uomo per i suoi effetti altamente benefici. I custodi degli accorgimenti necessari per avere accesso alla voce totalizzante sono coloro che da sempre sanno contattare l’energia, che sanno riconoscere il passaggio (dei vari livelli di percezione), che hanno vissuto il cambiamento (delle varie fasi di coscienza), che hanno già lavorato su di sé. Nelle tribù tale ruolo è stato rivestito da sempre dallo sciamano.
In occidente il ruolo centrale ricoperto dalla voce naturale in molte forme musicali rappresenta il surrogato di questa pratica salutare (non solo nel canto corale, ma in tutti quei generi in cui il rapporto col pubblico è partecipativo: da alcune forme di canto etnico, al gospel, al blues, al rock). Un surrogato che si è adattato ai necessari ammorbidimenti culturali richiesti da ogni epoca. Un surrogato che, tuttavia, è arrivato già abbondantemente diluito, e che si è sempre più diluito fino a far dimenticare l’essenza della pratica stessa.
Le varie personalità che si sono succedute nel campo del lavoro su di sé hanno lasciato indicazioni su come recuperare l’essenza perduta delle pratiche con la voce. Tra tutti Gurdjeff, Steiner e anche Osho. Ognuno di essi, in modo diverso, ha lasciato istruzioni su come accedere al potere della voce. Ma sono rimasti dei casi isolati, dei ponti di conoscenza.
Negli ultimi decenni, grazie alla riscoperta dello sciamanesimo e all’interesse da parte di molte discipline verso l’espressione vera di sé, queste pratiche sono ritornate in uso. Ma sono conosciute ed utilizzate quasi esclusivamente nel mondo della psicoterapia, in particolare nelle aree della Gestalt e della Bioenergetica, oppure nel canto sperimentale.
La mia esperienza con la voce totalizzante nasce con la psicoterapia Gestalt come partecipante a dei gruppi di lavoro. Negli anni ho esteso la conoscenza praticando la voce presso altre discipline, tra cui la bioenergetica, lo sciamanesimo e il teatro. Ciò mi ha permesso di dettare la sintesi storica di cui sopra. Per molti anni ho sperimentato attorno alla voce ed ho adattato le tecniche della voce totalizzante alle esigenze dei cantanti, essendo il mio lavoro principale quello di vocal coach, convinto che nella pratica della voce totalizzante si potesse cogliere l’essenza del canto con voce naturale in generale (che lo stato d’animo sia dell’allievo che dell’insegnante condizioni la performance vocale, questo ci era chiaro fin dall’inizio). Negli ultimi anni ho esteso l'attività di operatori vocalo a tutti coloro che volessero fare un esperienza beneficante con la voce, a prescindere dall’interesse verso il canto.
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CAMP VOCAL JAZZ
Special stage
(l'improvvisazione vocale, il blues, la dizione, la tecnica, ear training)
13-17 Giugno 2012
con Kris Adams
from Berklee College of Music
Professor

max 20 persone da mercoledì a domenica 4 ore di lezione al giorno / gruppi di assimilazione / al piano M. Marrani >>>>>
VOCE E METAMORFOSI
Pratiche a Voce Libera e Canto Sperimentale nel Bachifico
da Venerdì 23 a Domenica 25 Marzo 2012 - Terzo di Danciano -
Mercatale di Cortona (AR)
con Claudia Fofi e Roberto Panzanelli
